Pinacoteca di Bari

Via Spalato n.19 - 70121 Bari
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Il Museo

Il materiale attualmente esposto nella Pinacoteca di Bari comprende: una sezione medievale; dipinti veneti dei secc. XV-XVI provenienti da chiese della regione; pittura pugliese dei secc. XV-XVII e napoletana (o di scuola napoletana) dei secc. XVII-XVIII; un prezioso nucleo di dipinti di Corrado Giaquinto; una notevole raccolta, purtroppo solo parzialmente esposta, di pittura napoletana e meridionale dell’Ottocento; maiolica pugliese dei secc. XVII-XVIII; presepi napoletani; abbigliamento d’epoca; una donazione Grieco (una cinquantina di importanti dipinti dell’Ottocento e primo Novecento) ed opere d’arte contemporanea, oggi esposte in un allestimento provvisorio.

La Pinacoteca Provinciale di Bari è di istituzione relativamente recente. Essa nacque infatti ufficialmente il 12 luglio 1928, dalla confluenza del nucleo di dipinti già conservati nella Pinacoteca annessa al Museo Archeologico Provinciale sorto nel 1875 – qui pervenuti dal convento francescano di Santa Maria Vetere di Andria, dopo la soppressione dei conventi nella seconda metà dell’800 –; di altri dipinti ceduti a titolo di deposito da chiese e conventi pugliesi (particolarmente importante il deposito della Curia Arcivescovile di Bari), di opere ottenute in prestito dalle Gallerie Nazionali di Napoli e di Roma e di altre acquistate dalla stessa Amministrazione Provinciale di Bari.
Sede della Pinacoteca erano, all’epoca, alcune sale del Palazzo del Governo (ex convento di San Domenico), dove essa fu ospitata dal 1928 al 1936. Un notevole impulso all’incremento delle collezioni fu dato dal trasferimento della Pinacoteca, nel 1936, nel nuovo Palazzo della Provincia sul Lungomare – eretto su progetto dell’ingegnere Luigi Baffa ad iniziare dall’anno precedente – dove ad essa fu destinato l’intero terzo piano, nell’ottica, allora prevalente, di «salotto» dell’Amministrazione Provinciale di Bari.
Particolarmente ampliata risultava la sezione dell’800 e primo ‘900, grazie soprattutto alle donazioni di Riccardo Ferrara, Damaso Bianchi, Enrico Castellaneta, Filippo Cifariello – quest’ultima comprendente oltre quaranta gessi e un prezioso archivio – e ad alcuni fortunati acquisti.
Nonostante il trasferimento nella nuova sede, ampia e dignitosa, le sorti della Pinacoteca si integrarono solo relativamente con la vita culturale della città: tale separatezza ne causò a poco a poco la decadenza, sino al quasi completo abbandono degli anni ’50.
Si impose quindi un ripensamento di tutte le collezioni e una ristrutturazione degli ambienti più consoni alle nuove esigenze che andavano emergendo. La rinascita della Pinacoteca e la nuova sistemazione – coincidente in gran parte con quella attuale – si collocano a circa la metà degli anni ’60, quando si rinunciò coraggiosamente a tutti i dipinti già ottenuti in prestito dalle Gallerie Nazionali, che non avessero la pur minima attinenza con la vicenda artistica pugliese, e si decise di compensare tali perdite con altri depositi più pertinenti, che hanno conferito alla raccolta una fisionomia più spiccatamente regionale.
Dopo la grande Mostra dell’arte in Puglia dal Tardoantico al Rococo, che fu preceduta da una sistematica ricognizione dell’arte pugliese su tutto il territorio su un amplissimo arco cronologico (VI-XVIII secolo), si poterono anche ottenere in deposito dalla Soprintendenza della Puglia alcune interessanti sculture pugliesi di epoca medievale.
Così come si presenta attualmente, la Pinacoteca fornisce un’ampia documentazione dell’arte pugliese – o in relazione con la Puglia – dall’XI al XIX secolo. Il materiale esposto comprende una sezione medievale (sculture dei secc. XI-XIV, icone pugliesi dei secc. XII-XIV); dipinti veneti provenienti da chiese della regione ( sono presenti opere di Antonio e Bartolomeo Vivarini, Giovanni Bellini, Paris Bordon, Paolo Veronese, Jacopo Tintoretto); pittura pugliese dei secc. XV-XVI (Tuccio d’Andria, Costantino da Monopoli, il romano Andrea Bordone, naturalizzato barese) e napoletana o di scuola napoletana dei secc. XVI-XVIII (con opere di Marco Pino, Paolo Finoglio, Maestro degli Annunci, Andrea Vaccaro, Luca Giordano, Giuseppe Bonito, Francesco De Mura, Lorenzo De Caro); un prezioso nucleo di dipinti del Giaquinto, una raccolta di pittura dell’800 (con le prestigiose presenze di Giuseppe De Nittis, Francesco Netti, Domenico Morelli, Giovanni Boldini, Teofilo Patini, ecc.).
Notevole il nucleo di ceramiche, per lo più di produzione pugliese, cronologicamente scalate nel Sei e Settecento, pervenute in Pinacoteca attraverso la donazione De Gemmis, avvenuta nel 1957. Un anno dopo veniva invece donato il grande presepe cosiddetto Caleno (dal nome del proprietario originario), consistente in circa 500 «pastori»; presepe che, pur difforme per cronologia, materiali, qualità stilistica, vanta comunque esemplari di grande o grandissimo pregio.
Agli anni Ottanta risale l’acquisto del fondo fotografico del Cav. Vincenzo Simone (Gravina 1892-Bari 1968), consistente in circa 12.000.000 lastre in vetro da servire alla stampa di cartoline riproducenti numerose località meridionali, tra cui particolarmente rappresentate le pugliesi e le lucane. Dal marzo ’87 è esposta infine in Pinacoteca la donazione Grieco, cinquanta prestigiosi dipinti italiani del secondo Ottocento (gli artisti maggiormente rappresentati sono i macchiaioli: Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Giuseppe Abbati, Cristiano Banti, Telemaco Signorini, Raffaello Sernesi, Giovanni Boldini, ecc.) e del primo Novecento ( Pellizza da Volpedo, De Pisis, Morandi, Viani, Campigli).
Nell’aprile del 2002 è stata dedicata una grande sala a ventitre dipinti concessi, a titolo di deposito, dal Banco di Napoli. La raccolta non costituisce un insieme omogeneo né dal punto di vista cronologico né dal punto di vista dell’area culturale cui afferiscono i suoi autori; ciononostante è individuabile un nucleo principale costituito da opere napoletane o di presumibile provenienza napoletana.
Negli ultimi anni è stato incrementato l’acquisto di opere d’arte contemporanea, per le quali si prevede un’apposita sezione.
Di proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Bari, ma esposta dal 1957 presso il Castello Svevo, è invece la cosiddetta «Gipsoteca», formata dai calchi delle più importanti testimonianze scultoree pugliesi, il cui nucleo principale fu realizzato per l’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma del 1911.

CONVENZIONI:

INGRESSO RIDOTTO
Euro 0,52

ORARI DI APERTURA:
dal martedì al sabato 09,00 – 19.00; domenica 09.00 – 13.00;
lunedì e festività infrasettimanali chiuso.

servizi offerti:
Consulenza agli studiosi;
Biblioteca specializzata. All’interno della Pinacoteca è attivata una Biblioteca (circa 15000 volumi) in cui si possono consultare, su appuntamento, anche le più recenti pubblicazioni sulla didattica museale e gli strumenti didattici prodotti dai più importanti musei italiani e da alcuni stranieri;
archivio fotografico;
Servizio fotografico;
Servizio didattico per fornire informazioni e itinerari tematici. Il Servizio, inoltre, collabora con gli insegnanti per concordare ulteriori itinerari tematici al fine di inserirli organicamente all’interno della programmazione scolastica per le scuole di ogni ordine e grado;
Visite guidate, all’interno e all’esterno della Pinacoteca, per scolaresche e associazioni, su appuntamento, telefonando al numero del Servizio didattico 080 5412 422, dalle ore 09.00 alle 11.00.